martedì 6 ottobre 2009
Schifani in Afghanistan, siamo vicini ai nostri soldati
In questo momento è viepiù importante che il Governo e la Nazione stiano vicini ai nostri soldati. Ai nostri soldati in Afghanistan, ma anche a tutti gli altri impegnati nelle varie missioni che competono ad uno Stato come il nostro. Fortunatamente i pacifinti sembrano essersi allontanati dalle piazze da quando a tirare bombe non è più il guerrafondaio Bush, ma il Democratico Obama.
Tuttavia si sono registrate diverse prese di posizioni nel mondo della sinistra: dal paragonare il nostro parlamento ad assassini, allo sminuire lo spirito dei nostri parà definendo il loro sacrificio una morte bianca, fino al biechissimo “lo fanno per i soldi, sanno a cosa vanno incontro”.
Già, ma a cosa vanno incontro? Credo che questa sia la domanda fondamentale: i nostri Parà vanno incontro alla morte per difendere i più deboli, nel senso più cristiano del termine. Infatti, se non fosse stata la difesa del più debole, fino all’estremo sacrificio, a guidare i nostri soldati, ma il danaro o la violenza, come sostengono i pacifisti da cannabis e da salotto, avrebbero sparato al mezzo che li stava investendo molto prima, senza aspettare di vedere se l’autista dell’auto fosse un nemico o semplicemente un normale cittadino Afghano.
La vita, la propria vita, rimane il dono più grande che si possa dare al prossimo. Una vita sacrificata per l’idea che tutti possano vivere in un mondo libero, nel quale poter agire secondo coscienza ed esprimere le proprie opinioni. Anche le più assurde, come quelle sentite in questi dieci giorni!
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